ovvero l’arte di disporre i fiori
L’ikebana è un termine giapponese che si riferisce all’arte della disposizione di fiori nota anche con il nome, meno usato, di Kado 華道 “La via dei fiori”.
Letteralmente la parola Ikebana è composta da due ideogrammi ike “vivente”, e hana o bana “fiore”, ovvero come collocare piante vive in vasi con acqua per mantenerle in vita.
Il termine bana “fiore” comprende tutte le specie di vegetali: tronchi, rami, foglie, canne di bambù, erbe, muschi ecc.
L’Ikebana è considerata da sempre una delle tre arti classiche giapponesi della raffinatezza, insieme al Kodo per l’apprezzamento dell’incenso e al Sado (Chado) per il tè (e la cerimonia del tè).



Cenni di storia
L’ikebana nasce in Cina nel periodo della dinastia Tang 唐朝 (618 -907 d.C.) che all’epoca dominava praticamente tutto il mondo orientale.
Quest’arte di disporre i fiori è nata principalmente con un significato religioso, in origine utilizzata come modalità di offerta votiva agli Dei, in modo particolare a Buddha.
Durante i secoli successivi incominciò ad essere ufficialmente introdotto in Giappone il Buddhismo, che si potrebbe ricollegare a quando venne regalato all’imperatore giapponese Kinmei (539-571 d.C.) una statua del Buddha.
La religione diffusa in Giappone fino ad allora era lo Shintoismo, una religione politeista e animista che prevedeva l’adorazione del “Kami” (un insieme di divinità, spiriti guardiani soprannaturali che sostengono e proteggono gli uomini).
Entrambi le religioni condividevano l’idea di bellezza della natura, e l’introduzione del culto di Buddha e della devozione a questa diversa divinità nello Shintoismo, venne considerata come un accrescimento con l’aggiunta di un altro “Kami”.
La storia delle composizioni floreali giapponesi è una parte importante della loro tradizione religiosa.
Inizialmente Buddha venne considerato uno dei tanti “Kami” da venerare portando dei fiori.
Con il passare del tempo il Buddhismo acquistò una maggiore valenza nell’animo del popolo giapponese e Buddha venne sempre più riconosciuto come unico Dio, distaccandosi dalla genericità dei “Kami”.
In seguito si aprirono nuovi orizzonti religiosi e filosofici e per un lunghissimo periodo nel Paese ci fu una vera rinascita spirituale.
Numerosi giapponesi iniziarono a recarsi in Cina per studiare le vere origini della dottrina ed anche le arti del disporre i fiori.
E così anche alcuni Monaci iniziarono ad offrire fiori al Buddha.
L’iniziatore di questa arte dell’Ikebana si chiamava Ikebono Sen-o (1482-1543), un monaco buddhista di Kyoto che aveva fondato una scuola che porta il nome di Ikebono, che esiste ancora oggi e che viene tramandata come una dinastia.
Per la mentalità giapponese non si studia un’arte per amore dell’arte, ma per ricevere l’illuminazione spirituale che essa può offrire.
Se l’arte si limita alla dimensione esteriore, se non diventa una forma di spiritualità, il giapponese non la riterrà degna di studio.
I templi a quell’epoca non erano solo luoghi di culto, ma anche luoghi dove studiare: la lingua, la pittura, la cerimonia del tè e l’Ikebana; tutte arti influenzate dallo Zen e che pertanto non venivano considerate discipline, neppure teorie estetiche, ma si proponevano come “vie alla meditazione”.
L’Ikebana mira ad approfondire la conoscenza del proprio essere entrando in armonia con la natura, attraverso i fiori.
Solo nel XV secolo, lo shogun Ashikaga Yoshimasa introdusse nel culto la cerimonia del tè e l’Ikebana, convinto che i doni agli Dei dovessero avere una certa composizione artistica ed iniziò a scrivere le prime linee guida per le composizioni floreali.




La via dello Zen
L’arte di disporre i fiori, come offerta e devozione al Buddha, divenne una conoscenza più profonda di sé stessi, una via Zen.
A partire dalla metà del XV secolo non ebbe più solo un valore religioso, ma diventò una forma d’arte indipendente legata sempre più a significati simbolici e filosofici.
Nel XVI secolo questa tradizione artistica non era più solo usata in un contesto religioso, ma anche dagli Shogun stessi che credevano in una liberazione della mente, per essere poi più lucidi sul campo di battaglia.
L’ikebana divenne la massima espressione della disciplina Zen tanto da essere ritenuta efficace a purificare la mente e fu adattata alle esigenze dei Samurai.
Lo Zen era la guida al distacco interiore ed alla concentrazione, attitudini che rendevano il Samurai forte in battaglia ed imperturbabile di fronte alla morte.
Il giapponese intende l’arte come metodo particolare di formazione psicologica dell’individuo per cogliere la bellezza dell’esistenza, in un certo senso lo Zen è strettamente collegato con tutte le forme d’arte come: la pittura, l’ikebana, il Kendo “la via della spada”( combattimento con l’uso della katana anticamente praticate dai Samurai), il Sado (Chado) “La cerimonia del tè”, il Kyudo “La via del tiro con l’arco” tutte discipline che permettono all’uomo di toccare la verità e alleviare la sofferenza esistenziale.
“Lo Zen e l’arte di disporre i fiori” è l’unica vera occasione per avvicinarsi e tentare di comprendere il pensiero tipico giapponese di interrogare la vita ed il mistero stesso del proprio vivere. L’Ikebana è una forma d’arte che cerca di avvicinare l’uomo, con gesti semplici e sinceri, ad una dimensione dove arte e verità trovano la propria forza l’uno nell’altra.
Nel XV secolo vennero create le prime scuole che iniziarono a cambiare degli stili (Rikka, Shoka, Nageire, Chabana, Moribana) e l’Ikebana diventò un’arte che apparteneva a tutta la società giapponese.
Un Monaco dell’epoca scrisse: “Il paese di una volta è finito, il paese dei Samurai è incominciato”.
La scuola più antica è stata fondata dal Monaco Senkei Ikenobo nel 1462.
Molte di queste scuole sono ancora oggi esistenti; la più antica si trova nel tempio Kokkaku-do a Kyoto fondata sempre nel XV secolo.
Oggi si contano più di trecento scuole nel Mondo e viene manifestato sempre più un grande interesse per l’apprendimento di quest’arte.
Una composizione di Ikebana può essere costituita da un solo fiore.
I fiori hanno il particolare potere di comunicare sentimenti ed emozioni alle persone di qualsiasi cultura.
L’ikebana è la continua osservazione della natura e del suo ritmo stagionale, da rispettare sempre nelle creazioni; queste devono essere il risultato di un equilibrio di forme dove lo spazio vuoto diventa essenziale per definire lo spazio pieno nella sistemazione degli elementi floreali (Yin Yang pensiero cinese di due energie opposte come il pieno ed il vuoto).
Il Giappone è noto come il Paese dei fiori e nei giardini privati, non si coltivano fiori da recidere, bensì arbusti o piante perenni che vengono curate con molta attenzione e vengono tagliate molto molto di rado.
I fiori da giardino sono molto pregiati, perché in Giappone non esistono prati fioriti, e non crescono i fiori selvatici.
Per poter realizzare un ikebana occorre apprendere per anni e in modo approfondito le tecniche specifiche, indispensabili perché l’Ikebana è un’arte creativa dove la tecnica è fondamentale per esprimere la propria fantasia o la propria ispirazione.
Per elaborare una composizione è inoltre necessario creare dentro di sé un momento di raccoglimento e di serenità perché solo in questo modo si può dar vita al proprio Ikebana conferendo ad ogni elemento la giusta collocazione sempre in un insieme armonioso.
Per questo si può dire che esistono dei principi particolari dovuti al fatto che in Giappone, fiori e piante hanno spesso un significato simbolico.
Nel Paese del Sol Levante ogni stagione fornisce l’occasione per una o-hana-mai: “festa della vita dei fiori”.
La particolare predisposizione che il giapponese ha per l’arte di disporre i fiori trova origine nel suo profondo amore per la natura e nella sua intimità con essa.



Hanakotoba { 花言葉 } ovvero il linguaggio segreto dei fiori
Loto (Hasu) è il fiore del culto religioso, rinascita e purezza dell’anima.
Crisantemo (Kiku) il fiore d’oro dell’Oriente, simbolo di immortalità, per questo motivo anche simbolo della famiglia imperiale.
Fiori del Pruno (Ume) esprime speranza.
Pino esprime costanza, forza.
Bambù espressione di longevità.
Peonia (Botan) simbolo di buona fortuna.
Garofano giapponese (Yamato Nadeshiko) o garofanino frangiato. Chiamato anche Tokonatsu “estate eterna”.
Glicine (Fuji) simbolo di autentica amicizia.
Camelia (Tsubaki) o rosa del Giappone simbolo di amore eterno.
Narciso (Suisen) esprime rispetto.
Fresia (Furijia) simbolo di fanciullezza, immaturità.
Dalia (Tenjikubotan) espressione di buon gusto.
Margherita (Hinagiku) fiducia, lealtà.
Gardenia (Kuchinashi) amore segreto.
Hibisco (Haibisukasu) simbolo di delicatezza, gentilezza.
Iris (Ayame)simbolo di buone notizie, fedeltà.
Giglio bianco (Shirayuri) esprime purezza, castità.
Giglio arancio (Sayuri) vendetta, odio.
Giglio tigre (Oniyuri) ricchezza.
Giglio rosso del ragno (Manjushage) fiore rosso molto particolare conosciuto anche con altri nomi come:
(Shibito-bana) o fiore dei morti
(Yuurei-bana) o fiore fantasma, che ricordano i fantasmi
(Doku-bana) o fiori velenosi (poiché lo sono realmente)
Mughetto (Suzuran) dolcezza.
Caprifoglio (Suizakura) generosità.
Ortensia (Ajisai) orgoglio, fierezza.
Non ti scordar di me (Wasurenagusa) vero amore.
Ciliegio giapponese (Sakura) Simbolo per eccellenza del Giappone. Hanami è la parola utilizzata per spiegare l’usanza giapponese dell’ammirare la bellezza della fioritura dei Sakura in primavera. Un Sakura non trova compimento nel finir di sbocciare, ma oltre, nel suo calarsi candidamente a terra.
Acero giapponese (Irohamomiji)In primavera il fogliame incanta con il color rosa che in autunno vira in un bel rosso fuoco, simboleggia, l’autunno, la prudenza, la riservatezza e la modestia.
Narcisi bianchi (Shiroi suisen) che sempre in primavera profumano le vallate.
Principi sulla tecnica dell’Ikebana
Quando si dispongono i fiori per creare un Ikebana è necessario tener conto sia degli accostamenti, che, molto importante, del significato espresso dall’insieme.
“La via dei fiori” va dal “cuore dei fiori” al “cuore dell’uomo”, ciò significando nuova vita per le piante e per l’uomo stesso.
Nella cerimonia dei fiori
Nella cerimonia dei fiori sono essenziali:
- La meditazione
- La concentrazione profonda
- Le regole del rituale; lo svolgimento:
- Raccogliersi in meditazione davanti al Kakemono (rotolo in carta di riso o seta dipinto a mano) appeso nel Tokonoma (nicchia nella parete).
- A seconda del dipinto si dovranno scegliere i rami, i fiori adatti alla stagione e alla rappresentazione dipinta.
- Regola importante: prima di iniziare è fondamentale rimanere seduti completamente immobili, rilassare il proprio animo, liberare il proprio spirito da tutto, rimanere in silenzio e concentrarsi
Schemi di Ikebana con varianti:
Il Seika simboleggia “piante tagliate”. Seika ha lo stesso significato di Ikebana deriva dalla lingua cinese scritta.
L’insieme deve essere disposto secondo una precisa architettura.
- Il ramo più alto: il Cielo (Shin)
- Il ramo di media altezza: l’Uomo (So)
- Il ramo basso: la Terra (Gyo)
Questa tripartizione (Cielo, Uomo, Terra) si trova anche nella pittura e nella scrittura giapponese e nella creazione dei giardini artistici.
Il Seika assume forme molto diverse, secondo l’ispirazione del momento o la circostanza; in ogni caso riesce ad abbellire l’ambiente con la sua grazia naturale.
Il Seika semi-formale è usato particolarmente nelle case private, e venendo riposto in una nicchia nella parete (tokonoma) può assumere forme molto diverse.
- Nello Shin-Seika, o Seika del Cielo (Shin) l’accento è posto sul cielo.
- Il So-Seika o Seika dell’Uomo (So) stile più fantasioso che può assomigliare ai caratteri della scrittura giapponese.
- Il Gyo-Seika della Terra (Gyo) ha una forma più raccolta.




Il Nageire è la tecnica di composizione libera.
In questo genere di composizione le tre linee principali possono essere variate e modificate a seconda del tipo di pianta utilizzata.
La composizione deve produrre un effetto di leggerezza, come se si offrisse naturalmente alle brezze del vento:
- Inclinato sull’orlo del vaso
- Appeso
- Il ramo “scorre” verso l’alto “cielo”
Il più semplice Nageire in un vaso lineare è l’arredamento
più suggestivo per la Stanza del tè, dove tutto deve concorrere a creare un’impressione di semplicità e purezza.
Nella solitudine, il fiore scelto invita alla concentrazione ed al raccoglimento, regalando pace ed armonia.




Il Moribana è un paesaggio.
Viene realizzato in recipienti bassi e larghi, di porcellana, di ceramica, di bronzo o di lacca.
Sono miniature che possono essere composte in modo molto espressivo con pochi elementi includendo eccezionalmente anche delle pietre.
Se si utilizzano “due” pietre, quella più grande rappresenta il principio maschile, “Yo”, mentre la più bassa necessaria all’equilibrio della figura, rappresenta il simbolo femminile “Yin”.
Se si utilizzano “tre” pietre, la più alta rappresenterà il Cielo, quella orizzontale più bassa l’Uomo e la pietra piatta la Terra.




La filosofia dell’Ikebana
La disciplina e la pratica dell’Ikebana contemplano anche il mondo della filosofia. E’ un forte e profondo interesse abbinato ad una passione verso la Natura, che permette all’uomo di raggiungere un migliore modo di vivere con sé stesso e con il mondo che lo circonda.
Al giorno d’oggi in Giappone ci sono molte scuole, ognuna con i propri stili e diverse regole per la composizione.
Le più grandi opere in questo settore hanno la tendenza ad essere create dai Maestri più esperti come avviene nel campo della pittura e della scultura.
Un famoso Maestro Zen ha detto: “Gli uomini si comportano come dei fari: illuminano lontano, ma rimangono bui proprio ai loro piedi. Cercate, innanzitutto, di illuminare voi stessi”.
Il fascino delle pratiche e delle arti giapponesi ed orientali in genere attrae sempre più il nostro mondo culturale occidentale per il grado di positività che contribuisce all’accrescimento del proprio benessere, al di là delle mode e delle tendenze del momento.
Oggi l’Ikebana rimane pur sempre un’espressione artistica ricercata, che ha saputo adeguarsi ai tempi ed alle abitazioni di concezione moderna dei nostri giorni.
Il Sakura e il Kiku sono fiori simboli nazionali del Paese che hanno il potere di richiamare forti emozioni, essendo ancora molto radicati nel pensiero giapponese. Nel paese del Sol Levante i fiori sono un dono tradizionale sia per gli uomini che per le donne, spesso utilizzati per trasmettere sentimenti difficili da esprimere con le parole.
Purtroppo l’uso del “linguaggio dei fiori” (Hanakotoba), una volta molto comune, in questi ultimi anni sta scomparendo: oggigiorno molti giapponesi sono consapevoli che i fiori possiedono un valore tradizionale, tuttavia, l’utilizzo di questa espressione appare sempre meno nella cultura popolare giapponese.


